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​Come cambiano allenamenti ed integrazione in primavera?


Come cambiano allenamenti ed integrazione in primavera?

Dal punto di vista della performance sportiva, così come per altri aspetti fisiologici, il cambio di stagione del periodo primaverile può essere difficile da superare, ed affrontarlo seguendo alcuni semplici ma efficaci accorgimenti può rivelarsi molto utile.

Chi si allena frequentemente durante tutto l’anno sa meglio di chiunque altro quanto il cambio di stagione nel passaggio dall’inverno alla primavera nasconda delle insidie da un punto di vista fisico e prestativo; lo sportivo saltuario, che magari riprende gli allenamenti con l’arrivo della bella stagione, può percepire meno difficoltà rispetto a chi invece è molto più costante negli allenamenti e di riflesso molto più sensibile a cambiamenti interni ed esterni. Il rischio di sottovalutare il momento incappando in cali di prestazione o interruzioni delle attività anche da parte degli sportivi occasionali, è elevato e da considerare.

Come abbiamo avuto modo di spiegare nell’articolo precedente, molti sono i mutamenti naturali e fisiologici che mettono in difficoltà l’equilibrio del nostro organismo in questa fase, arrivando in ultima analisi a determinare stanchezza, spossatezza, difficoltà di riposo nelle ore notturne, difficoltà di concentrazione e, in alcuni casi, difficoltà digestive, sbalzi pressori e di umore. Tutto ciò è da considerare in funzione della programmazione degli allenamenti per trarne il massimo beneficio ed ottenere un guadagno in termini di benessere anche rispetto a questi stessi eventi negativi che possono manifestarsi.

Una premessa utile da fare riguarda l’approccio personale a questa fase di passaggio, ovvero la necessità di interpretare il momento cercando di adattarsi nel modo più rapido ma anche meno traumatico possibile, come se ci trovassimo nella necessità di superare un fastidioso Jet lag, e, volendo abituarci velocemente al nuovo orario, cercassimo di allinearci rapidamente alla nuova condizione.

In generale sarà opportuno rivedere attentamente il carico complessivo di allenamenti, gli orari in cui effettuare le sessioni nonché le differenti tipologie di workout e, nello specifico, quali stimoli allenanti preferire.

Durante le due o tre settimane di questo specifico periodo, sarebbe buona norma ridurre il carico di allenamenti, diminuendo il numero di allenamenti settimanali, soprattutto per gli sport di endurance, per concederci qualche giorno di recupero in più o, in alternativa, diminuire alcune o tutte le sessioni di allenamento per ottenere una riduzione complessiva del lavoro svolto; l’obiettivo è quello di ridurre la fatica fisica generale per far sì che il nostro fisico si mantenga attivo ma con la possibilità di recuperare a dovere, riposare e compensare i sintomi di stanchezza e debolezza che si possono presentare.

Prediligere sessioni di qualità alle sessioni di quantità, ove non strettamente necessario, può evitare accumulo di stress controproducente per la performance, così come spostare le sessioni di allenamento in funzione del momento della giornata abbandonando ad esempio gli orari a cavallo del pranzo per preferire le ore estreme del giorno, al mattino presto o nel tardo pomeriggio. Anche affrontare allenamenti particolarmente intensi durante la prima parte del giorno, inserendo invece sessioni di recupero o più leggere alla sera, può aiutare molto; in questo modo si può mantenere un più corretto ritmo sonno veglia che potrebbe essere invece alterato da una produzione eccessiva di endorfine dopo aver svolto allenamenti ad elevata intensità ad orari sempre più vicini al momento di coricarsi.

Sia nel caso di sport di endurance che di sport da palestra, sport da contatto o di squadra, sarebbe molto utile lavorare nelle sessioni pomeridiane sulla forza specifica, sulla coordinazione, sulla precisione e la tecnica nel gesto atletico piuttosto che sviluppare grandi volumi di allenamento; il cambio di ore di luce infatti, l’aumento delle temperature ed il miglioramento delle condizioni atmosferiche uniti alla naturale predisposizione dell’organismo, rendono questo tipo di lavori più facilmente eseguibili e con una resa maggiore che non se venissero svolti alle prime ore del mattino.

Per quanto riguarda lo specifico delle attività che meglio si addicono a questo periodo dell’anno certamente sarebbero da preferire tutte quelle che contribuiscono a rilassare la tensione muscolare favorendo il sonno notturno ed il riposo. In questo contesto i cosiddetti workout body & mind sarebbero da inserire nel piano di allenamenti, a prescindere dalla specialità sportiva che si pratica, con frequenza di 2 o 3 volte alla settimana e per almeno trenta minuti. In questa categoria rientrano le sessioni di yoga, pilates o similari che molti risvolti positivi possono avere sulla performance diminuendo il carico stressante degli allenamenti ma mantenendo buono lo stimolo allenante soprattutto per alcuni distretti o fasce muscolari troppo spesso ignorati negli allenamenti quotidiani.

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Posted in: Novità